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SAUL BELLOW

 

 "Ho passato la maggior parte della mia vita a scrivere. È un’attività solitaria. Si sta seduti nella propria stanza, e si scrive. E dalla solitudine si entra incontatto con tutti". Così Saul Bellow disse di sé nel corso di una intervista rilasciata a Lawrence Bengal nel novembre del 1977. E' la dichiarazione di un uomo schivo, discreto, restio a esporsi ai riflettori. Povera di eventi clamorosi, la vita di SB non è molto dissimile da quella di un americano qualunque, dedito al lavoro e geloso della propria privacy.
Esponente di primo piano dell'intellettualità ebrea-americana (all'altezza di Norman Mailer, per intenderci), Saul Bellow ne incarna completamente i caratteri primari: un laicismo scettico e radicale, un'ironia corrosiva che non risparmia niente e nessuno (a principiare da chi la esercita), uno sguardo, olimpico e pietoso al tempo stesso, sugli umani affanni. In capolavori come Herzog, Il re della pioggia, L'uomo col piede in bocca, Bellow sfodera una scrittura piana, veloce, capace di accelerazioni improvvise, oltre che una straordinaria abilità nel corteggiare il lettore (da provare: a leggere Bellow, sembra di trovarsi a un party anni Settante, in cui ci si diverte molto).
Saul Bellow nacque a Lachine, un villaggio industriale non distante da Montréal, nel Quebec, il 10 giugno 1915. Di religione ebraica, la sua famiglia si era trasferita da Pietroburgo in Canada due anni prima, nel 1913. Per mantenerla, il padre di Saul fece un po’ di tutto, compreso il contrabbandiere di alcolici. Nel 1924 i Bellow si trasferirono di nuovo, negli Stati Uniti, a Chicago.
Dopo gli studi superiori, Bellow si iscrisse alla facoltà di antropologia dell’Università di Chicago. Scontento dei metodi di insegnamento in vigore presso questo ateneo, si trasferì ben presto alla Nortwestern University dove, nel 1937, si laureò a pieni voti. Nello stesso anno ottenne una borsa di studio che gli permise di entrare come ricercatore presso l’Università del Wisconsin a Madison. Lasciò però l’incarico dopo il matrimonio, celebrato nel dicembre 1937, con Anita Goshkin (dalla quale ebbe il primo figlio). L’anno successivo (dopo aver lavorato presso la Work Progress Administration) fu assunto in qualità di insegnante al Pestalozzi-Froebel Teachers College di Chicago, dove rimase fino al 1942.
La collaborazione alla prestigiosa «Partisan Review» (su questa rivista apparve nel ’41 il suo primo racconto Two Morning Monologues) gli permise di venire in contatto con alcuni dei migliori intellettuali newyorkesi, tra i quali Lionel Trilling e Meyer Schapiro. Nel 1944 la Vanguard Press pubblicò il suo primo romanzo, Dangling Man (L’uomo in bilico). Terminata la guerra (pur arruolatosi in marina, Bellow non partecipò ad alcuna azione bellica), lo scrittore ottenne un posto di insegnante presso l’Università del Minnesota a Minneapolis. Nel 1948 gli venne conferita una borsa di studio grazie alla quale ebbe la possibilità di visitare l’Europa. Nel 1950 fu chiamato a ricoprire la cattedra di scrittura creativa presso l’Università di Princeton. Nel 1953 divenne membro di facoltà del Bard College di Annadale. Dopo aver divorziato dalla prima moglie, sposò il 1° febbraio 1954 Alexandra Tschacbasov, che lo rese padre per la seconda volta. Il matrimonio non durò però molto e nel 1961 lo scrittore si risposò per la terza volta, con l’insegnante Susan Glassman, dalla quale ebbe il terzo figlio (si separerà anche da lei, nel 1968).
Negli anni seguenti si interessò anche di questioni di teoria letteraria affrontando in alcuni vigorosi saggi il problema del ruolo dell’artista nella società contemporanea sempre più dominata dalle leggi della produzione industriale antitetiche a quelle dell’arte. Impegnato nell’insegnamento e nell’attività letteraria (a più riprese negli anni Sessanta si dedicò anche al teatro), trovò comunque il tempo per compiere alcuni viaggi decisivi, nell’Europa orientale, in Africa, in Israele (dagli incontri avuti durante il viaggio nella terra delle origini nasce nel 1976 il libro To Jerusalem and back: a Personal Account, da noi pubblicato con il titolo Gerusalemme andata e ritorno). Nel 1976 gli è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura.

Saul Bellow - Nobel Diploma


"L'eros è un risarcimento concesso da Zeus, forse per ragioni politiche sue. E la ricerca della tua metà perduta è senza speranza. L'incontro sessuale produce una sorta di momentanea amnesia, ma la dolorosa consapevolezza della mutilazione è permanente."

(Tratto da Ravelstein di Saul  Bellow)


AMERICA 11 SETTEMBRE 2001 (INTERVISTA  A BELLOW)



"Ci credevamo il Paese dei balocchi"

«Credo che gli americani debbano iniziare a pensare più seriamente alla propria posizione e al proprio ruolo nel mondo. Gli Stati Uniti sono un enorme Paese dei balocchi abitato da bambini viziati che si illudono di poter continuare a giocare per sempre. Più del terrorismo, il vero pericolo per la nostra società e democrazia, oggi, è rappresentato da questa apatia e qualunquismo generalizzati».

«La superpotenza è reduce da uno dei periodi più ludici ed economicamente prosperi della sua storia; ostaggio di un materialismo senza precedenti. Quest'orgia consumistica l'ha portata a focalizzare tutte le energie sull'acquisizione di beni di consumo, disinteressandosi della condizione e dei problemi reali del Paese. L'americano oggi vive per comperare, usare e gettare via perché questo è l'obbiettivo esistenziale fissato per lui dalla società. Ma una civiltà non può crescere e prosperare su fondamenta del genere».

«Non voglio puntare il dito. Tuttavia ritengo che l'evoluzione storica della nostra nazione abbia fatto sì che una minoranza davvero esigua si interessi di problemi reali piuttosto che di quisquilie. In questo Paese dei Balocchi non c'è posto per sogni irrealizzabili. La libertà di movimento è illimitata e basta pigiare un bottone per realizzare le magie più strabilianti. Ciò ha creato nella gente un senso illusorio di immortalità e privilegio, distorcendone contemporaneamente le priorità».

"Mentre la tragedia si srotolava in diretta tv, i mezzi-busti continuavano a interrompersi, chiedendo scusa ai telespettatori per aver annullato la cronaca delle partite. "Debbono essere inondati di proteste dai fan di baseball", mi sono detto. Molta gente era infuriata perché le partite erano state annullate e non per la brutalità di quanto stava accadendo. Si rende conto?».

«Non credo che la colpa sia dell'isolazionismo, perché il business americano nell'era della globalizzazione è una piovra con tentacoli ovunque ed è tutto fuorché isolazionista. L'odio anti-americano nel mondo è aumentato in proporzione all'immagine dello yankee riccone e privilegiato che guida auto da corsa fregandosene di tutto e tutti. Anche l'italiano, il francese e il norvegese sono detestati per lo stesso motivo. Ma loro non sono la prima potenza militare del pianeta».



Musica midi su tema di L. van Beethoven

 

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