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IAN Mc EVAN

 

- Ho cinquantadue anni e mi dedico seriamente alla scrittura da quando ne avevo ventuno. Spesso mi capita di domandarmi se scrivere stia diventando piú facile. Temo che la risposta sia no. A quanto pare scrivere non è un'attività che si semplifica con l'andare del tempo; non è possibile «buttare giú» un romanzo solo perché fai questo mestiere da qualche decennio. Certe volte mi pare che la questione si riduca a un problema di forma fisica: scrivere richiede un'enorme quantità di energia. Invecchiare non aiuta. È fondamentale convincersi di avere tra le mani qualcosa di nuovo, di fresco, qualcosa che sia decisamente diverso da tutto ciò che l'ha preceduto, anche se può trattarsi solo di un'illusione. Poi naturalmente occorrerà scavare piú a fondo ogni volta e compiere ricerche accurate per arrivare a un materiale che non assomigli a quello già utilizzato. Con il passare degli anni sai sempre qualcosa di piú sulle tue abitudini mentali, sulla struttura dei tuoi pensieri. Diventi molto scettico e vuoi evitare il piú possibile di ripeterti. Continuo a credere che tra un romanzo e l'altro sia necessario inserire un pezzo di vita; mi pare che ogni romanzo debba essere scritto da una persona leggermente diversa. -


Ian McEwan è nato nel 1948 ad Aldershott e vive ad Oxford, è uno scrittore inglese conosciuto per il suo stile inquietante e morboso. È autore di due raccolte di racconti: Primo amore, ultimi riti (First love, last rites-1975) e Fra le lenzuola, dove affronta le problematiche dell'iniziazione sessuale dei giovani. Sesso e perversione sono temi presenti anche nei suoi scritti successivi, come metafora di un mondo dominato dal vuoto esistenziale e dei valori, in cui neanche ai bambini è permessa l'innocenza. Ha scritto, inoltre, un libro per ragazzi: L'inventore di sogni (The daydreamer, 1994); e otto romanzi: Il giardino di cemento (The cement garden, 1978), Cortesie per gli ospiti (Comfort of strangers, 1981), Bambini nel tempo (Child in time, 1987), Lettera a Berlino (The Innocent, 1990), Cani neri (Black dogs, 1993), L'amore fatale (Enduring love, 1998), Amsterdam (1999) ed Espiazione.

E’ proprio degli scrittori in fondo esser dei gran schizofrenici. Magari hanno passato un’intera giornata a tirar fuori sulla pagina i propri fantasmi, hanno scritto ottocento parole piene di dramma, incubi, sciagure, eppure a fine giornata mostrano una certa euforia perché sono contenti di aver lavorato bene, soddisfatti di aver prodotto buona scrittura.
Direi che si tratta di un comportamento schizoide che porta gli scrittori a separare la propria euforia per una buona giornata di lavoro dal contenuto di quello che hanno scritto. Non so neppure come si possa classificare medicalmente un comportamento simile, ma una cosa è certa: si tratta di un fatto vero. (
Pezzo tratto da un' intervista)


Musica midi su tema di Claude Debussy

 

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