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ELIAS CANETTI

 

Elias Canetti nasce in Bulgaria, a Ruscuk, il 25 luglio del 1905, da genitori ebrei sefarditi di origine spagnola. Ebbe come lingue materne l'antico spagnolo parlato in casa e il bulgaro. Nel 1911 si trasferì con la famiglia a Manchester, dove imparò l'inglese. Viaggiò molto, e, tra il 1913 e il 1916, acquisì come quarta lingua il tedesco, prediletto dalla madre: lo definirà poi «la lingua salvata», alla quale resterà sempre fedele, anche negli anni del nazismo e dell'esilio a Londra, dal 1938. Dal 1924 a Vienna, studiò chimica per volere della madre, ma, pur laureandosi, decise di dedicarsi alla letteratura, pubblicando, nel 1932, una commedia violentemente caricaturale, Nozze. Nel 1935 esce il suo primo e unico romanzo, Die Blendung, tradotto in italiano, per volere dello stesso Canetti, come Auto da fé (1935), incentrato sulla solitudine nella società contemporanea, in cui il protagonista, un intellettuale «tutto testa e niente corpo» perisce nel rogo dei suoi centomila volumi. Di notevole spessore è Massa e potere (1960), saggio sulla psicologia del controllo sociale. Di rilievo è anche l'autobiografia, divisa nei volumi La lingua salvata (1977), Il frutto del fuoco (1980) e Il gioco degli occhi (1985). Vince il premio Nobel per la letteratura nel 1981.
Muore a Zurigo il 14 agosto del 1994.


 

Erede di Kafka, Musil e Karl Kraus, lo scrittore nato in Bulgaria da famiglia ebraica di origine spagnola, ma di lingua e formazione tedesca (viennese per l’esattezza) acquistò notorietà internazionale grazie al Premio Nobel per la Letteratura conferitogli nel 1981; la sostanza del suo originalissimo pensiero - una sfida costante e appassionata contro la morte - è concentrata in questo poderoso Massa e potere, che Canetti considerava semplicemente «l’opera», cioè la summa della sua lunga vita. Un libro che è insieme narrazione storica, indagine simbolica, studio sociologico, saggio antropologico, testimonianza ed esperienza dell’ineffabile secolo XX dal quale «tutti sopravviveranno o nessuno».

 

LA MASSA

  • Solo nella massa l’uomo può essere liberato dal timore d’essere toccato. [...] Questo capovolgimento del timore d’essere toccati è peculiare della massa (p. 18).

     

  • Solo tutti insieme gli uomini possono liberarsi dalle loro distanze. È precisamente ciò che avviene nella massa (La scarica, 21).

     

  • Chi assisteva a una predica credeva in buona fede d’essere interessato alla predica [...] Tutte le cerimonie e tutte le regole di tali istituzioni tendono in fondo a catturare la massa: meglio una chiesa sicura, piena di fedeli, che l’intero mondo infido (Lo scoppio, 25).

     

  • Le religioni storiche mondiali portano nel sangue un presentimento delle insidie della massa. [...] Ciò che esse desiderano è, al contrario, un gregge duttile. È consueto considerare i fedeli come pecore e lodarli per la loro ubbidienza. (Domesticazione delle masse nelle religioni mondiali, 29).

     

  • Masse statiche di tipo molto più passivo si formano nei teatri. [...] Dalla sola forza dell’applauso possiamo dedurre quanto una massa si sia costituita; l’applauso è la sola misura di ciò, ed è valutato così dagli stessi attori. [...] Stare comunitariamente dinanzi a Dio è un esercizio diffuso in alcune religioni. (Staticità, 45).

     

  • La loro meta è la terra promessa, ed essi sono una massa fin tanto che sperano in quella meta. [...] Il pellegrinaggio annuale alla Mecca è forse l’esempio più impressionante di questa forma di massa lenta. [...] La Mecca è il mare in cui sboccano (47).

     

  • Si ha una terza forma di massa lenta in tutti i fenomeni che si riferiscono ad una meta invisibile e irraggiungibile in questa vita. L’aldilà in cui i beati attendono tutti coloro che vi si saranno meritati un posto, è una meta ben articolata e appartenente ai soli fedeli. [...] La speranza dell’aldilà colora sempre la vita del fedele, così che si ha ragione di parlare di una massa lenta, cui appartengono tutti insieme i seguaci di una fede (Lentezza o lontananza della meta, 48).

     

  • Le grandi religioni hanno sviluppato una particolare maestria in queste misure ritardanti. [...] La disgregazione della massa lenta del cristianesimo è iniziata nell’istante in cui la fede in quell’aldilà cominciò a decomporsi (50).

     

  • Di tali concezioni di masse invisibili [invisibilità dei morti] è pieno lo spirito dei fedeli. Morti, demoni o santi, sono immaginati in grandi schiere concentrate. Si direbbe che le religioni comincino con queste masse invisibili. [...] Alle masse invisibili, che le religioni «elevate» tengono in vita con le prediche, si ricollegano timori e desideri degli uomini. Gli invisibili sono il sangue della fede (Le masse invisibili, 54).

     

  • Una massa invisibile, esistente da sempre, ma riconosciuta come tale solo dall’avvento del microscopio, è quella dello sperma. Duecento milioni di spermatozoi partono insieme. Sono uguali fra loro e si trovano insieme nella massima concentrazione. Hanno tutti una meta, e, tranne uno, periscono tutti strada facendo (56).

     

  • La massa aizzata è antichissima; essa risale alla più remota unità dinamica conosciuta fra gli uomini: la muta di caccia. [...] Nelle religioni che precedono un inferno si aggiunge qualcosa d’altro; alla morte collettiva per fuoco, che è un simbolo della massa, si ricollega l’idea dell’espulsione: cioè l’espulsione nell’inferno, la consegna ai nemici infernali (Masse aizzate, 60).

     

  • Le rivoluzioni sono i periodi essenziali del rovesciamento. [...] Ma il rovesciamento può essere ancora più lento: può essere promesso per l’aldilà. «Gli ultimi saranno i primi» [...] Al credente viene promessa la liberazione dalle proprie spine [...] Al centro di questo tipo di promessa sta il concetto di resurrezione. I Vangeli riferiscono casi di resurrezione operati da Cristo in questo mondo (Masse di rovesciamento, 71).

     

  • La massa doppia. La prima e più saliente contrapposizione è tra uomini e donne; la seconda, fra i vivi e i morti; la terza, fra amici e nemici (76).

     

  • La doppia massa: la guerra. Lo scoppio di una guerra è innanzitutto lo scoppio di due masse. [...] L’entusiasmo con cui gli uomini accolgono una dichiarazione di tal fatta ha la sua radice nella vigliaccheria del singolo di fronte alla morte. [...] Il peggio che possa capitare agli uomini in guerra - e cioè morire insieme - risparmia loro la morte individuale che essi temono più di tutto (87).

     

  • Cristalli di massa. Piccoli e rigidi gruppi di uomini, ben distinti gli uni dagli altri e particolarmente durevoli, che contribuiscono alla formazione delle masse. [...] il cristallo di massa è durevole [...] Soldati e monaci sono la forma più importante di questo tipo (88).

     

  • Simboli di massa. Sono le unità collettive che non sono costituite da uomini e tuttavia vengono sentite come masse. Tali unità sono il grano, la foresta, la pioggia, il vento, la sabbia, il mare e il fuoco (90).

     

  • LA MUTA. La muta è un gruppo di uomini eccitati, il cui desiderio più intenso è essere di più (Muta e mute, 111).

     

  • La seconda forma di muta, che ha molto in comune con la muta di caccia e per alcuni aspetti coincide con essa, è la muta di guerra (114).

     

  • La muta del lamento. L’essenziale è l’eccitazione come tale: uno stato in cui tutti insieme lamentino qualcosa (126).

     

  • La muta di accrescimento. L’uomo che ha per totem la zanzara vuole che la sua gente divenga numerosa come le zanzare (133).

     

  • La comunione. Una pratica di accrescimento di tipo particolare è il pasto collettivo. [...] Il rito dell’incorporarsi collettivo è la comunione. [...] Nelle religioni superiori la comunione acquista un nuovo significato: l’accrescimento dei fedeli, la fede acquista sempre più terreno e sempre più seguaci. [...] Tale effetto di resurrezione diviene lo scopo essenziale delle comunioni superiori; ma, al posto dell’animale, viene divorato il corpo di un dio, e la sua resurrezione implica quella dei fedeli (137).

     

  • La muta di caccia diventa una muta del lamento Questa trasformazione costituisce il nucleo di numerose religioni importanti e ampiamente diffuse (Mute nelle leggende ancestrali degli Aranda, 144).

MUTA E RELIGIONE

  • Capovolgimento delle mute. È un processo evidente, che si ritrova ovunque, nelle più diverse sfere dell’attività umana. [...] Sono il vero e proprio contenuto, il nucleo, di tutte le fedi più importanti. L’ascesa delle religioni mondiali può essere spiegata dalla dinamica delle mute (154).

     

  • Mute di preghiera. I musulmani devoti si riuniscono più volte al giorno per la preghiera [...] Si formano allora piccoli gruppi ritmici che possiamo definire mute di preghiera (L’Islam come religione della guerra, 170).

     

  • Il volto della terra è segnato dalle religioni del lamento. Nel cristianesimo esse hanno raggiunto un tipo di validità generale. [...] La leggenda sulla quel esse si formano narra di un uomo o di un Dio morto ingiustamente (Religioni del lamento, 173).

     

  • Le religioni del lamento sono dunque indispensabili per l’equilibrio delle anime, fin tanto che gli uomini non rinuncino all’uccidere in muta. [...] La più importante di tutte le religioni del lamento è il cristianesimo (176).

     

  • La festa del Muharram degli Sciiti. È considerata la suprema pratica religiosa, di gran lunga superiore a ogni altra buona azione. In questo caso è perfettamente corretto parlare di religione del lamento (185).

     

  • La diffidenza verso la massa non ha più abbandonato il cattolicesimo [...] tutto ciò ha indotto ben presto la Chiesa a riconoscere nella massa aperta il suo peggiore nemico e ad opporvisi in ogni modo [...] Il fedele non può capire ciò che non gli viene spiegato. La parola sacra gli è somministrata in caute dosi: la chiesa difende dai fedeli quella parola così come difende il sacro (Cattolicesimo e massa, 187).

MASSA E STORIA

  • Le nazioni devono dunque essere considerate qui come se fossero religioni (Simboli di massa delle nazioni, 202).

     

  • Si può dire che nella nostra civiltà moderna non accada nulla di portata paragonabile a quella dell’inflazione, tranne le guerre e le rivoluzioni. [...] Dal tesori è oggi scaturito il milione; [...] poiché anche il denaro è vincolato al «milione», oggi massa e denaro sono più prossimi che mai. [...] La massa sui sente svalutata poiché il milione è svalutato (Inflazione e massa, 220).

GLI ORGANI DEL POTERE

  • Anche prescindendo dal potente che sa concentrare tanto nelle sue mani, il rapporto di ogni uomo con i suoi escrementi rientra nella sfera del potere. [...] Ci si libera dei propri in locali particolari, che servono solo a ciò; l’istante più privato è quello della deiezione; l’uomo è veramente solo soltanto con i suoi escrementi (Afferrare e incorporare, 253).

     

  • Tutto ciò che viene mangiato è oggetto di potere (Sulla psicologia del mangiare, 263).

IL SOPRAVVISSUTO

  • L’istante del sopravvivere è l’istante della potenza. [...] ogni desiderio umani di immortalità reca in sé la brama di sopravvivere. [...] La forma più bassa del sopravvivere consiste nell’uccidere. [...] Chiunque sia stato in guerra conosce questa sensazione di superiorità sui morti (274).

     

  • Il primo e decisivo contrassegno del potente è il suo diritto di vita e di morte. I potenti della terra sono però svantaggiati al confronto di Dio. [...] Come ogni altra cosa, il potere porta in sé la propria fine (Il potente come sopravvissuto, 280).

     

  • L’esistenza di molte popolazioni è interamente colmata da riti che si riferiscono ai morti. [...] L’invidia dei morti è ciò che i vivi temono di più. [...] Ogni morto è dunque colui cui altri sopravvivono (Il risentimento dei morti, 317).

ELEMENTI DI POTERE

  • La distinzione fra potere e forza è anche evidente in una sfera del tutto diversa: quella della devozione religiosa, nelle sue molteplici sfumature. Ogni fedele sta costantemente in balìa della forza del dio e ne è a suo modo soddisfatto. [...] Le religioni di questo tipo accentuano il concetto di predestinazione divina [...] l’Islam e il Calvinismo sono specialmente noti per questa tendenza. I loro fedeli anelano alla forza divina (Forza e potere, 340).

     

  • La cosa più veloce fu però sempre una sola: il fulmine. Il timore superstizioso del fulmine, dal quale non c’è difesa, è ampiamente diffuso (Potere e velocità, 342).

     

  • Buona parte dell’autorità di cui godono le dittature deriva dal fatto che si accorda loro la forza concentrata del segreto, ripartita su molti e rarefatta nelle democrazie. Si osserva con scherno che le democrazie sono parolaie (Il segreto, 357).

     

  • Se le gazzelle avessero una fede e se il leone fosse il loro dio, potrebbero spontaneamente concedergli una di loro per placare la sua avidità. È proprio quello che accade fra gli uomini: dalla loro angoscia di massa trae origine il sacrificio religioso, che per un certo periodo di tempo frena il corso e la fame del potere pericoloso (Il comando a molti, 374).

LA METAMORFOSI

  • Le metamorfosi che legano gli uomini agli animali che essi mangiano sono forti come catene (Accrescimento e consumo di sé, 432).

     

  • Totem. Ci si può avvicinare all’essenza della figura se si pensa alle figure divine delle religioni antichissime (La figura e la maschera, 452).

     

  • Un fenomeno sociale e religioso di grandissimo peso è la metamorfosi vietata. È grande il salto da questa religione alla religione cristiana, nella quale la figura del diavolo è altrettanto vietata a tutti (Divieti di metamorfosi, 460).

     

  • Aspetti del potere. L’ordine del tempo regola tutte le attività collettive degli uomini. [...] La maggior influenza sul calcolo del tempo è stata esercitata da Cristo, il quale in ciò ha superato Dio stesso, la cui creazione del mondo costituisce per gli ebrei il punto di partenza per contare gli anni (482).

EPILOGO

  • È evidente da quale delle quattro mute sia contrassegnato il nostro tempo. Il potere delle grandi religioni del lamento sta giungendo alla fine. L’accrescimento le ha ricoperte e gradualmente soffocate.[...] Se c’è una fede di cui divengano preda l’uno dopo l’altro i popoli più vitali della terra, quella è la fede nella produzione, il moderno furore dell’accrescimento (566).

     

  • Più si produce, più devono essere i compratori. [...] Da questo punto di vista, la vendita assomiglia alle religioni universali, che mirano a raggiungere ogni anima. [...] Capitalismo e socialismo in ciò non si distinguono: sono forme gemelle, in lotta l’una contro l’altra, di una medesima fede. La pupilla dei loro occhi è per ambedue la produzione.

     

  • L’immagine di quell’Uno di cui da duemila anni i cristiani lamentano la morte è penetrata nella coscienza di tutti gli uomini desti. È un moribondo e non deve morire. Con la secolarizzazione della terra, l’importanza della sua divinità è scemata. [...] All’immagine del sofferente Cristo presta la muta del lamento (568).

     

  • La struttura primordiale del potere, il suo cuore e il suo nucleo, si è spinta all’assurdo e giace in frantumi. Il potere è più grande ma anche più fuggevole che mai. Tutti sopravviveranno o nessuno.

 

Elias Canetti fa il suo ingresso nella vita letteraria con Auto da fé nel 1931, due anni prima dell'avvento al potere di Hitler. Il titolo originale, Die Blendung, che significa al contempo "abbagliato" e "accecato", mostra il ruolo centrale del fuoco nel romanzo, anticipazione allegorica del totalitarismo, premonizione dell'autodistruzione della ragione occidentale. La presenza di concetti simili collega strettamente questo romanzo a Massa e potere, un saggio che Canetti pubblicherà nel 1960, dopo 35 anni di gestazione. Come già in Auto da fé, vi si ritrova l'analisi dell'antagonismo tra cultura e barbarie, tra individuo e massa


 

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Musica midi su tema di L.van Beethoven

 

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